Molte aziende non si rendono conto di quanto sia delicato il momento in cui decidono di cambiare agenzia, hosting o gestione tecnica del proprio sito. In alcuni casi tutto fila liscio, ma in altri la situazione può diventare complicata: ritardi, scuse, mancate consegne dei dati, credenziali negate, fino a veri e propri tentativi di bloccare il trasferimento. In questo articolo raccontiamo un caso reale (in forma completamente anonima) che mostra cosa può succedere e come affrontarlo nel modo corretto.
Quando il cliente ci contatta: “Non mi danno accesso al mio sito”
La storia inizia come tante altre: un’impresa locale ci contatta dicendo che vuole trasferire il proprio sito su un hosting più moderno e veloce, con una gestione più trasparente. Tutto normale, se non fosse per un dettaglio: l’agenzia precedente si rifiutava di fornire accessi e backup.
La cliente ci racconta di aver chiesto più volte i dati per il trasferimento, ottenendo risposte vaghe, rimandi continui o messaggi del tipo “ci pensiamo noi” senza alcun reale avanzamento. Una situazione che sembrava poco professionale, ma purtroppo molto comune.
Le prime verifiche: chi è davvero proprietario del sito?
Il primo passo è stato verificare lo stato del dominio e del sito. Ed è qui che emerge il problema: il dominio era registrato a nome dell’agenzia, non del cliente. Questo significa che, tecnicamente, il cliente non era il proprietario.
Nonostante ciò, la legge e le policy dei registrar sono chiare: chi utilizza il dominio e ne dimostra l’uso commerciale ha diritto a richiederne la gestione. Inoltre, qualunque agenzia corretta registra sempre un dominio a nome del cliente, mai a proprio nome.
Il tentativo di bloccare il trasferimento
Quando abbiamo inviato la richiesta formale di trasferimento, l’agenzia ha tentato di bloccarlo sostenendo che “il cliente non aveva diritto ai file” o che “il sito era di loro proprietà”. Una situazione assurda, considerando che il cliente aveva pagato lo sviluppo e ospitava contenuti aziendali unici.
In altri casi simili abbiamo visto:
- rifiuto di fornire il codice AUTH/EPP del dominio;
- minacce velate di eliminare il sito;
- ritardi volontari nel consegnare i file;
- richieste economiche ingiustificate per fornire ciò che il cliente già possiede.
Come abbiamo risolto la situazione
Abbiamo seguito una procedura semplice ma efficace:
1. Raccolta documenti e prove di proprietà
Abbiamo raccolto fatture, email e prove che dimostrassero che il sito era stato commissionato e pagato dal cliente.
2. Trasferimento del dominio tramite fornitore
Abbiamo aperto una procedura diretta con il registrar, dimostrando che il dominio doveva essere intestato al cliente reale. Il fornitore ha accettato correttamente la richiesta.
3. Recupero del sito tramite backup hosting
In assenza di collaborazione dell’agenzia precedente, abbiamo utilizzato strumenti tecnici per recuperare file e database direttamente dal server, dove possibile.
4. Migrazione completa verso la nostra VPS
Una volta recuperati file e dominio, abbiamo migrato tutto su un ambiente moderno e sicuro, con accessi finalmente trasparenti.
Il risultato finale
In meno di 48 ore il cliente aveva:
- dominio intestato a proprio nome;
- sito trasferito correttamente;
- accessi completi e sicuri;
- hosting più veloce e professionale;
- gestione aggiornamenti e sicurezza affidati a noi.
Il cliente ci ha anche detto che era la prima volta che poteva finalmente gestire il proprio sito in totale autonomia senza dipendere da nessuno.
Cosa imparare da questo caso (e come evitarlo)
Questo episodio insegna tre cose fondamentali per chiunque abbia un sito online:
1. Il dominio deve essere sempre intestato al cliente
Nessuna eccezione. Se è registrato a nome di un’agenzia, non è sotto il tuo controllo.
2. Devi avere accessi completi: hosting, database, WordPress
Un sito senza accessi è come una casa senza chiavi.
3. Un trasferimento non dovrebbe mai essere un problema
Le agenzie corrette non ostacolano i clienti. Chi lo fa, di solito ha qualcosa da nascondere.